di Nadia Cavalera Il giorno dopo, sul far del mattino, il vento di levante aveva spazzato via le nuvole.
Nel silenzio dopo la tempesta, il mare pareva un animale addormentato che respirava appena.
Camminai fino alla punta dove finisce la terra: la chiamano “la lingua di Pietra”.
di Massimo Rizzante Il Semper Solus, il fiore che non canta,
che non piange, che non spara e che non conquista,
per essere colto è destinato a immergersi
nel pensiero profondo come un tuffatore di frodo.
di Savina Dolores Massa La vecchiaia, in fondo, o diciamo pure in un fondale, è così infinitamente simile al non esistere prima di ogni venuta al mondo. È il nulla dai significati imposti, la vita, una celebrazione delle azioni a termine, una luce iniziale e i chiodi delle conclusioni.
di Bachisio Bachis Dopo trentaquattro anni ti strappi alla terra dove hai amato, sofferto e fatto il buffone. Ogni angolo di strada testimonia una tua gioia, un dolore, una paura. In cambio sarò libero. La maschera che mi cuciranno addosso, lo straniero, l’isolano, il mendicante, mi nasconderà, occulterà il nome, sarò uomo fra uomini”.
di Andrea Breda Minello A braccia aperte, lungo la linea orizzontale delle scapole, alla pari delle ali spiegate dei falchi, su Componidori attende la vestizione da parte delle massaieddas, tre giovani donne non sposate, vergini, che cuciono su misura l’abito regale, prima della Sartiglia.
di Antonella Anedda Una delle foto più note di Sergio Atzeni, scattata da Giovanni Giovannetti nel 1994 lo mostra seduto a gambe incrociate sull’erba. Indossa un golf con disegni geometrici di tipo vagamente scandinavo ma che si trovano anche nei tappeti sardi.